Il motivo è il futuro Massimo Baldi

Consigliere Regionale

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Trump e Macron: antipodi che raccontano il nostro tempo

I mutamenti sociali non sono in sé un bene o un male. Sono qualcosa che, certo, può essere modificata dagli indirizzi politici e in genere dall’agire dei singoli e delle collettività, ma che in un certo senso siamo costretti a osservare, talvolta, come un dato quasi oggettivo. E così i mutamenti di questi decenni hanno potuto produrre sul piano politico risultati diversi, perfino agli antipodi. In una società individualizzata, e individualizzata proprio in forza di nuove infrastrutture deputate a renderla più  interconnessa e comunicante, la corretta interpretazione dei contenuti in campo e una vincente attuazione di prassi politiche e comunicative adeguate può produrre due presidenti della Repubblica come Donald Trump ed Emmanuel Macron, due uomini che nulla accomuna se non il campo di battaglia, se non l’oggi che la loro iniziativa ha preso per le corna. Sono entrambi vincitori di un ‘ballottaggio’, determinato dal quadro politico bipartitico quello tra Trump e Clinton, garantito dalla Cinquième République di De Gaulle quello tra Macron e Le Pen. Entrambi hanno fatto leva sulla inattualità della proposta politica in campo, iniettando nel dibattito forti elementi di innovazione ma soprattutto una sorta di disorientamento culturale capace, infine, di produrre una nuova lettura collettiva dell’attualità, un nuovo codice.

Qui finisce il capitolo delle affinità e inizia quello della profonda divergenza. Trump, in questo quadro, ha preso la via breve, ha parcellizzato la sua proposta in poche, semplici e brutali prese di posizione isolate. Oltre ad esibire se stesso fino al parossismo, esercitando sulla società americana un paradossale appeal. Non si vede e non si intravvede un quadro complessivo dell’America che Trump immagina e che vuole realizzare. Emergono solo alcune significative pennellate, che subito i media sistematizzano (l’America isolata, l’America filorussa, l’America xenofoba etc.), a mio avviso ignorando l’originario carattere strutturalmente episodico e disarticolato della proposta di Trump. Una proposta in cui l’intero è la somma delle parti. In questo modo, Trump risponde alla disseminazione delle istanze della società americana – e globale – non affrontandone la complessità, ma amplificandole con semplicità. Facendo di ogni singola istanza un pilastro, un totem a cui appendere la bandiera a stelle e strisce.

Macron invece affronta – con competenza – la complessità. Racconta una Francia e un’Europa diverse. Si pone come ‘terzo’ – anzi no: come altro tra il conservatorismo statico del sistema politico precedente e  il conservatorismo propulsivo della destra sovranista. Si smarca dalla querelle tra uguaglianza e libertà (tra égalité  e libertè) ponendo come locomotore della società moderna il terzo polo, quello della solidarietà (della fraternité). L’idea è chiara e potente: una società di liberi e di eguali si può dare solo a condizione che le forze in campo muovano da una comunione di intenti e da una volontà di cooperazione strutturale e longeva. E questo soprattutto quando le forze in campo non sono le forze sociali presenti in un paese, ma i paesi che insistono nel perimetro europeo. Fa tutto questo, Macron, comprendendo in profondità il nesso che c’è tra politica e comunicazione, un nesso per cui la seconda non può sostituire la prima, ma la prima non respira, non cammina e smarrisce se stessa senza la seconda. E in secondo luogo, lo fa mandando messaggi molto chiari agli elettori, parlando loro con un linguaggio di verità e di trasparenza. E facendo apparire la sua competenza non come sigillo di una presunta superiorità (à la D’Alema, per intenderci), ma come la garanzia che, con lui, il paese sarà in buone mani.

Sulle affinità con la situazione italiana si sono spese tante parole. Non so se Renzi sia il Macron italiano o questi il Renzi francese. O entrambi i Tony Blair del nuovo millennio o gli Obama europei. So che a oggi Renzi è l’unico che può condurre il paese verso quella stessa direzione che Macron ha indicato per la Francia e per l’Europa. E credo che l’essere alla guida di un partito come il Pd, anziché aver dovuto fondare un movimento politico sulle ceneri del Parti Socialiste, sia per Renzi un punto di vantaggio, che se pure può mettere qualche limite e opporre qualche ostacolo al suo percorso, alla fine può anche garantirgli una infrastruttura politica più solida e più longeva.

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