Il motivo è il futuro Massimo Baldi

Consigliere Regionale

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Parità di genere in Parlamento e nei Consigli Regionali: Basta un Sì

Tra i vari aspetti della Riforma Costituzionale ce n’è uno di cui si parla pochissimo. È quanto stabilito dalle modifiche agli articoli 55 e 122 della Costituzione. Tali modifiche introducono in termini chiari il principio dell’equilibrio di genere nella composizione della Camera dei Deputati, del Senato della Repubblica e degli organismi regionali.

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Questa è la modifica all’articolo 55. Se il alla riforma passerà al referendum del 4 dicembre, tutte le leggi elettorali che vogliano passare al vaglio della verifica di costituzionalità, dovranno contenere specifiche disposizioni che incentivino l’equilibrio tra donne e uomini nella rappresentanza. E questo dovrà valere anche per le leggi per l’elezione dei Senatori. Poiché la riforma prevede inoltre che qualunque legge elettorale possa essere valutata in termini di costituzionalità prima della sua applicazione, se vince il d’ora in avanti avremo un parlamento in cui l’equilibrio di genere aumenterà. Se invece vince il no, tutto resterà com’è.

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Con la modifica all’articolo 122 – quello che, ricordiamolo, pone un tetto agli emolumenti dei consiglieri regionali – si stabilisce che una legge della Repubblica deve stabilire principi fondamentali per promuovere l’equilibrio tra donne e uomini nella rappresentanza nei consigli e nelle giunte regionali. In altre parole, le region continuano ad approvare in autonomia le proprie legge elettorali, ma d’ora in avanti, se il 4 dicembre vince il , tali leggi – per essere conformi alla Costituzione – dovranno contenere vincoli che promuovano l’equilibrio di genere della rappresentanza. Se vince il no, tutto resta com’è.

Io ritengo che l’equilibrio di genere nelle istituzioni sia un valore in sé. Che sia un segno di civiltà, oserei dire di maggiore età, rispetto al quale il nostro paese deve fare non pochi passi avanti. La disparità di genere, inoltre – lo dico per i poco appassionati al tema in sé – costa all’Italia il 15% del PIL. Non è un freddo dato numerico, ma l’indice chiaro della produttività economica, culturale e sociale delle nostre amiche, mogli, madri, figlie, nonne, sorelle, colleghe. Un patrimonio di sapere e ‘saper fare’ di cui la classe dirigente italiana non beneficia che in piccola parte.

Se vuoi cambiare, basta un . Se vince il no, non cambia nulla.

Massimo Baldi, 23.10.2016

Pubblicato in C’est la politique, Pensamenti, Senza categoria