Il motivo è il futuro Massimo Baldi

Consigliere Regionale

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MONTAGNA: LA FUSIONE FA LA FORZA, ANCORA PIÙ CHE ALTROVE

imageIl reddito imponibile medio nei comuni montani, in Italia, è pari a circa 20.600 Euro annui, ovvero l’89,99% della media nazionale (pari a 22.890 Euro). L’abitante della montagna ha dunque, in media, un reddito pari al 10% in meno rispetto a chi abita in aree pianeggianti e urbane. Interessante è però un altro dato. Anzi due. Il reddito imponibile medio aumenta, nei comuni montani e non, all’aumentare della taglia demografica. In breve: più abitanti ha il comune, più alto è il reddito medio dei suoi abitanti. Questo di per sé potrebbe anche non essere significativo. Lo è invece senz’altro un’altra circostanza, ovvero che mentre nel range demografico 0-10.000 il reddito nei comuni montani, pur essendo direttamente proporzionale alla taglia, è inferiore a quello dei comuni non montani, superata la soglia dei 10.000 abitanti il rapporto cambia: per quanto entrambi i dati (comuni montani e comuni non montani) crescano all’aumentare della taglia demografica, quello relativo ai comuni montani cresce di più. In sintesi: non solo i comuni montani beneficerebbero di un aumento della loro taglia demografica, ma sopra un certa soglia diventerebbero probabilmente concorrenziali rispetto ai loro equivalenti di pianura.
Lo stesso avviene con altri dati importanti: l’indice di dipendenza (ovvero il rapporto tra popolazione residente inattiva e popolazione in età lavorativa), l’indice di vecchiaia (numero di over65 ogni cento under15), l’invecchiamento (percentuale di over65 sulla popolazione totale), la popolazione giovanile (percentuale di under15 sulla popolazione totale). In questi e in altri rilevamenti, è lampante come il dato migliori in modo proporzionale alla taglia demografica e come, più la taglia sale, più la montagna sorpassa la pianura in termini di benessere. E anche se si scompongono i dati di regione in regione, al netto di un ridimensionamento dovuto al grande impatto positivo di regioni come Valle d’Aosta e Trentino Alto Adige e al grande impatto negativo di alcune regioni del meridione, la tendenza resta ovunque inalterata. [Tutti i dati riportati provengono da studi IFEL-ANCI]
I piccoli comuni, stando ai dati, non solo penalizzano in genere le comunità italiane, ma sono addirittura particolarmente ostativi rispetto allo sviluppo delle comunità della montagna (tra i comuni con meno di 2000 abitanti, il 64.5% è costituito da comuni montani; tra i comuni montani, il 64% ha meno di 2000 abitanti). Qualità dell’ambiente, bellezza del paesaggio, attrattività turistica, ricchezza dei prodotti del bosco e del sottobosco etc. sono risorse preziose che potenzialmente possono portare la montagna a correre come e più degli agglomerati urbani di pianura. Ciò non avviene per carenza di infrastrutture e servizi, una carenza che ha nella scarsa taglia demografica dei comuni una delle motivazioni principali.
La fusione tra i comuni, in particolare quella tra comuni piccoli e, tra questi, quella tra comuni montani è dunque una prassi che va nella direzione giusta: quella di offrire a cittadini e imprese maggiori vantaggi socio-economici. In politica, si fa presto a imputare responsabilità rispetto a qualcosa che è stato fatto, più difficile è invece mettere a fuoco le responsabilità, spesso gravissime, di chi si astiene dal fare. Ma su questo tema tale responsabilità è enorme: politici e amministratori che si oppongono alle fusioni di fatto privano i loro cittadini di vantaggi che potrebbero essere attivati, generando così una spirale peggiorativa che porta alla migrazione verso grandi centri urbani, all’invecchiamento della popolazione che comporta sempre maggiori servizi e nel contempo comporta un sistema che ne può sostenere sempre meno, all’abbandono del territorio che ne determina un deterioramento in termini di assetto idrogeologico.
Se è questo che l’orgoglio dei piccoli comuni vuole incoraggiare, lo si dica con chiarezza. Chi come me crede nelle fusioni lo fa nella convinzione che siano uno strumento efficace per migliorare le condizioni di vita e di benessere di cittadini e imprese.

Massimo Baldi, 16.03.2016

Pubblicato in C’est la politique, Pensamenti, Senza categoria