Il motivo è il futuro Massimo Baldi

Consigliere Regionale

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In cammino, con Renzi, nella strettoia della buona politica

«È ben difficile, in geografia come in morale», scrive Voltaire, «capire il mondo senza uscire di casa propria». Se cerchiamo il senso del mettersi, del rimettersi in cammino non possiamo non attraversare questo confine di verità. E accettare che la strada fin qui percorsa, oltreché i luoghi terrestri e dell’anima che conosciamo o crediamo di conoscere, possano apparirci diversi, mostrando anche qualche traccia della nostra disattenzione se non, talvolta, di un nostro fallimento.

Ho appena finito di leggere la bozza di mozione di Matteo Renzi per il congresso del Partito Democratico (potete leggerla qui) e sono pronto a rimettermi in cammino. Non dirò al seguito di – dirò: insieme a Renzi, che in questo documento mette a fuoco con lucidità il senso e il perimetro di questa sfida, condensando in una breve riflessione idee sulla società e sul partito, sull’Europa e sulle politiche economiche, su identità e inclusività.

Il punto focale di questa riflessione credo si ponga in modo chiaro e cristallino: il primato della politica. Sarebbe ragionevole che questo punto fosse condiviso da tutte le forze in campo. Sarebbe ragionevole. Ma evidentemente, in questa stagione di passaggio in cui tutti si siedono dalla parte del torto, i posti liberi rimasti sono quelli dalla parte della ragione. Le forze politiche nazionaliste e sovraniste non giocano una partita politica – ma, per dir così, una partita contro la politica, opponendo al primato della finanza e della burocrazia non quello della politica, ma quello dell’identità immediata, del popolo (o più spesso della sua caricatura) che si guarda allo specchio tra le mura patrie, e che ormai sembra scoprire se stesso solo nel rovescio dell’odio verso l’altro. Alle forze progressiste e riformiste tocca in sorte, dunque, di farsi carico quasi da sole della politica come istanza culturale e sociale, giocando la propria partita in una difficile strettoia, comprendendo gli stessi bisogni sociali e civili che le destre cavalcano, ma offrendo loro risposte diverse, più ingaggianti, più impegnative, più cariche di futuro. Risposte politiche, appunto. È una strettoia, dicevo, quella che si delinea tra l’Europa immobile e severa delle procedure di infrazione e l’antieuropeismo, tra il problema dell’immigrazione e il barbaro (oltreché irrealistico) ‘mandiamoli a casa loro’, tra la minaccia alle nostre peculiarità produttive e la chiusura a ogni forma di libero mercato internazionale. Tutto questo tocca alla politica: difendere l’identità nella  e non dalla differenza, fare un investimento umano e culturale sull’Europa, governare i flussi migratori con razionalità e, insieme, con spirito di accoglienza. Tocca alla politica. E, in Italia, tocca principalmente al Partito Democratico.

Anche sul partito, appunto, ci sarà da riflettere. E la bozza inizia a farlo, toccando un punto che in queste settimane, in molte occasioni, mi è capitato di affrontare. Dobbiamo prendere atto che, soprattutto nei momenti di difficoltà, quelli in cui la storia d’amore tra noi e il paese può incrinarsi e conoscere una crisi, è indispensabile essere dotati di un’organizzazione efficiente. Ma anche qui siamo a una strettoia: non possiamo immaginare di fare politica senza organizzazione, affidandoci soltanto a un apparato e a una prassi comunicativi o ad atti di buon governo, ma nel contempo non possiamo tornare sic et simpliciter a modelli organizzativi novecenteschi e novecentisti, modelli che non riescono più ad abitare il presente e che si sono svuotati di valore e di efficacia ormai da qualche lustro. Se da un lato, deve dunque essere rafforzata la rete dei presidi territoriali e irrobustita la cinghia di trasmissione che connette il partito nazionale alle sue articolazioni locali, dall’altro, è ora di dare gambe, cuore e razionalità a un vero progetto che faccia del web e dei social le leve irrinunciabili e strategiche di un confronto con gli individui e con le comunità. Bisogna, per farla breve, dar gambe a un partito che sappia raccogliere la sfida della propria identità non solo sul tavolo dell’orgoglio per quello che siamo stati, ma anche su quello del coraggio con cui progettiamo quello che faremo e che saremo.

Poche parole che descrivono fatti complessi. Lo so. A guardarli nella loro totalità tolgono il fiato, scoraggiano perfino. E tra il dire e il fare c’è di mezzo, ben che vada, il mare. È per questo che è importante mettersi in cammino. Noi lo faremo a partire da una data e da un luogo. La data è il 10 marzo (dal 10 al 12). Il  luogo è il Lingotto di Torino, là dove tutto è cominciato. A questo link potete trovare tutte le informazioni sul programma dei lavori e sulle modalità di pre-iscrizione. A fianco di Matteo Renzi ci sarà il ministro Maurizio Martina: un compagno di viaggio intelligente e appassionato, che ha dato prova in questi anni di governo di avere grandi capacità oltreché grande cultura politica. E ci sarò anch’io, insieme a tante altre e tanti altri. Non avrò uno zaino in spalla, ma occhi e orecchie pieni di curiosità, e gambe pronte al primo passo. Quello da cui tutto comincia.

 

Massimo Baldi, 7.03.2017

Pubblicato in C’est la politique, Pensamenti, Senza categoria