Il motivo è il futuro Massimo Baldi

Consigliere Regionale

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Fusione dei comuni – Il mio intervento al Convegno organizzato da CNA

unioni-logo-puzzleRingrazio la CNA di Pistoia non solo per questo graditissimo invito, ma anzitutto per aver organizzato questo dibattito in cui finalmente si discute di riassetto istituzionale e fusione dei comuni non solo tra politici e amministratori, ma in presenza di imprenditori, artigiani e professionisti.

Intendo essere breve e dunque in questa mia relazione, in cui voglio esporre i quattro motivi principali per cui, a mio avviso, è opportuno premere sull’acceleratore della riduzione degli enti locali, muoverò da 4 esempi.

Il primo esempio è un’esperienza che ho avuto durante la mia campagna elettorale dello scorso anno. Visitando un’azienda di Agliana, che opera però su tutto il territorio regionale, mentre parlavo con il suo legale rappresentante, in una stanza separata da una parete di vetro, una giovane ragazza lavorava al computer di fronte a una scrivania sommersa di faldoni. Durante il colloquio emerse che quella ragazza, che aveva un’altissima formazione nel settore del marketing, era stata assunta, appunto, per cercare di estendere il mercato dell’azienda con una campagna di promozione e comunicazione. Poco dopo la sua assunzione, però, alcuni eventi avevano determinato l’espansione del raggio d’azione di quella impresa e nel contempo alcune novità normative e alcuni avvicendamenti politici dovuti alla tornata amministrativa avevano determinato altre esigenze, legate al rapporto con la Pubblica Amministrazione. E così quella ragazza, le cui competenze dovevano essere un investimento per la crescita dell’azienda, era finita in quell’ufficio e il suo compito dalla mattina alla sera era rapportarsi con i vari enti locali per autorizzazioni, permessi, comunicazioni. Ogni comune aveva, ovviamente, il suo software, le sue procedure e – cosa da non sottovalutare – le sue consuetudini, fatte di modalità di trasmissione, di copie di cortesia dei documenti inviati in digitale eccetera eccetera. Il primo vantaggio della semplificazione istituzionale che intendo rappresentarvi è dunque questo: far sì che imprese e talenti della società spendano meno tempo e risorse nella burocrazia e più tempo e risorse in ricerca, sviluppo e lavoro. Io ritengo che la disseminazione e la frammentazione degli enti locali rappresenti una delle barriere principali alle prospettive di sviluppo delle imprese e dei talenti. È un ostacolo al merito, il che significa un ostacolo alla migliore espressione dell’uomo, quella cioè di veder trasformata un’idea e una competenza in realtà.

Secondo esempio. Un uomo, candidato al consiglio comunale in un piccolo comune, nelle settimane della campagna elettorale è spesso a cena fuori. Ha un metodo per affrontare quella campagna. Sa che tra familiari e conoscenti stretti può contare su una trentina di preferenze. E sa che, in quel piccolo comune, per entrare in consiglio ne bastano circa sessanta. E così, durante la campagna elettorale, fa un investimento. Invita a cena fuori, a sue spese, una ventina di conoscenti. Durante la cena non parlano di politica, di scelte per il comune eccetera. Parlano del più e del meno. Magari il commensale accenna a qualche difficoltà nella sua impresa, o allo stato di disoccupazione del figlio, o ai problemi della madre nella ricerca di una badante. Ma quando esce da quella cena non sa nulla di quello che intende promuovere quel candidato, né della linea del suo partito o del suo candidato sindaco. Eppure, il giorno delle elezioni, lui e i suoi familiari gli concedono la preferenza. Si tratta di un fenomeno legalissimo, intendiamoci, non parlo di voti di scambio o di scenari funesti. Parlo della qualità della nostra classe dirigente e politica. All’aumentare della taglia demografica dei comuni (fino a un certo livello, perché poi superato un certo limite il problema si ripropone sotto altri aspetti) aumenta la qualità di quella classe dirigente. L’alta taglia demografica tende a incoraggiare nei partiti una selezione di candidati più autorevoli e trasversali e nei candidati stessi la necessità di mettersi in gioco con una visione politica e strategica. Là dove non basta più il sostegno di una bocciofila, di una società sportiva o di una sezione di un’associazione venatoria per essere eletti, è evidente che il talento e le qualità di politici e amministratori è incentivato ad aumentare.

Terzo esempio. Un dato. L’indice di vecchiaia. Misura il numero di over 65 presenti in una comunità ogni 100 under 15. Il dato [fonte ANCI] è il seguente:

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Il dato è indicativo, soprattutto se ne comprendiamo le implicazioni. Nei comuni più piccoli l’indice di vecchiaia è più alto. Questo perché all’aumento dell’aspettativa di vita risponde una bassa natalità. Ma perché più bassa che altrove? Per la tendenziale migrazione delle famiglie verso località con servizi e condizioni di vita migliori. E l’implicazione è una spirale diabolica: perché proprio mentre la bassa taglia demografica determina, insieme ad altri fattori, un alto indice di vecchiaia e con questo un’esigenza nella comunità di maggiori servizi alla persona, sempre la taglia demografica determina una maggiore difficoltà dell’ente locale a fornirne. Se osserviamo i dati relativi ai comuni montani e insulari il fenomeno è addirittura spaventoso e allarmante. Nei comuni sotto i 2.000 abitanti l’indice di vecchiaia è addirittura oltre quota 200. Significa che ci sono più di 2 over 65 ogni singolo individuo under 15. E, se non facciamo qualcosa, la tendenza è destinata a conservarsi e ad accelerare.

Quarto esempio. È stata fatta una simulazione. Se tre comuni del nostro territorio, non ne faccio i nomi, si fondessero ne avrebbero un beneficio, in 10 anni, di circa 40 milioni di Euro in forza degli incentivi adesso in campo, incentivi che, lo preciso, adesso ci sono, ma che non potranno esserci per sempre. 40.000.000 in 10 anni significa 4.000.000 di Euro l’anno – e parlo solo delle entrate cash, quindi al netto dei vantaggi provenienti dalle economie di scala, dai cofinanziamenti sulle progettualità, dai vari moltiplicatori – in comuni che nel complesso hanno un bilancio di circa 30.000.000 di Euro. Quindi più del 10% in più. Manutenzione, investimenti, servizi, riduzione della pressione fiscale: fate voi, ma immaginiamo e immaginate quanto potrebbe essere fatto con queste risorse.

Concludo. Con una riflessione e un invito. La riflessione riguarda la politica e le sue responsabilità. È facile attribuire responsabilità alla politica per quello che fa e per le conseguenze di quello che fa. Più difficile è attribuirgliene per quello che omette di fare pur in condizioni che incentivano e incoraggiano il fare. È ora che i portatori di talento e di imprenditorialità inizino a faci pesare anche questa, soprattutto questa, di responsabilità. Chi si astiene dalla ricerca di un percorso di fusione sta privando i cittadini e le imprese di quel territorio di opportunità di cui esiste non un’ipotetica realizzabilità, ma una reale e immediata condizione di realizzazione. 40.000.000 di Euro, per tornare all’esempio di prima, in un territorio di 46.000 abitanti significa circa 900 Euro per abitante: quei soldi potrebbero essere vostri e invece non vi vengono dati.

Ma c’è un’altra cosa che vi invito a fare. Le fusioni si fanno anche per proposta di legge d’iniziativa popolare. Si devono raccogliere le firme e lavorare sulla persuasione. C’è un problema, lo so. Le imprese, le vere imprese, i bravi artigiani, i veri portatori di talento al momento non riescono a fare grande azione di suasion sociale. Sul serio: una sezione comunale della Federcaccia ha oggi più potere di iniziativa e di decisione di un’azienda di 200 dipendenti. Ma se quello che vi abbiamo descritto vi interessa, potete cominciare domani a invertire la tendenza. Il clima è favorevole. Gli incentivi nazionali e regionali sono un argomento di fortissimo appeal. Inoltre, sulla necessità delle fusioni convergono, almeno pubblicamente, le dirigenze delle tre principali forze politiche italiane (PD, M5S, FI), la gran parte delle associazioni di categoria, i principali sindacati: il che significa network che possono essere attivati per lavorare a questa sfida. Io vi do la mia parola che da parte mia, che siedo proprio in commissione affari istituzionali, una proposta di legge di iniziativa popolare per la fusione di comuni del nostro territorio (una fusione intelligente, sostenibile, motivata e motivabile) troverebbe completo appoggio. E il gruppo consiliare del Partito Democratico, che proprio l’altrieri ha approvato una risoluzione sulla fusione dei comuni che ne facilita il percorso, non si tirerà certo indietro.

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