Il motivo è il futuro Massimo Baldi

Consigliere Regionale

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Falsi miti sulla #buonascuola

UnknownIl DDL scuola distrugge la Scuola pubblica FALSO
Labuonascuola pone in essere un grande investimento sulla scuola pubblica in termini di organico, di risorse e di edilizia scolastica.

Il DDL scuola finanzia la scuola privata  FALSO
Labuonascuola non finanzia la scuola privata. Dispone una detrazione fiscale per i contributi delle famiglie alle scuole non statali e nel contempo dà delega al governo per regolare i servizi 0-6 anni, anche quelli gestiti da comuni e enti locali, come servizi educativi e non più servizi alla persona. Gran parte di quelle detrazioni andrà a beneficio delle famiglie che mandano i loro figli negli asili e nelle scuole materne non statali, siano esse comunali o convenzionate.

Il DDL scuola precarizza ulteriormente l’insegnamento FALSO
Labuonascuola dispone l’assunzione di 100000 precari attualmente stazionanti nelle Graduatorie a Esaurimento (GAE) e/o vincitori di concorso. Per le seconde fasce valorizza il servizio svolto in sede concorsuale. Dispone inoltre il concorso, da svolgersi ogni 3 anni, come unica via d’accesso all’insegnamento, abolendo così per sempre il precariato scolastico.

Il DDL scuola conferisce ai dirigenti scolastici poteri autoritari FALSO
Labuonascuola dà ai presidi la possibilità di selezionare i docenti da albi territoriali. Il dirigente valuta e premia i docenti sulla base di standard ministeriali e di concerto con un organo di valutazione composto da docenti, studenti e genitori. Lo stesso dirigente scolastico è inoltre oggetto di valutazione triennale. In breve si introduce nella scuola il principio che regola ogni posizione lavorativa: più libertà, più responsabilità. Quello che si propone, e che è una novità per insegnanti e dirigenti, è essere valutati non solo in ingresso, ma anche per i risultati oggettivi ottenuti, come tutti gli altri lavoratori del pianeta terra.

Il DDL scuola è stato elaborato senza una consultazione con il mondo della scuola FALSO
Per la stesura del testo definitivo del DDL scuola è stato attivato il più grande, diffuso e accessibile percorso partecipativo della storia repubblicana. Gli effetti di questo percorso sono ben visibili nel passaggio dal testo-base a quello elaborato in commissione. Il fatto che il percorso partecipativo escludesse una via privilegiata per la concertazione sindacale e togliesse dal tavolo la possibilità di dire “se deve essere così, meglio non fare nulla” è da considerarsi il suo più grande valore aggiunto.

Il DDL scuola è una riforma perfetta FALSO
Labuonascuola lascia aperte ancora molte problematiche, a cui il governo dovrà porre mano in fretta. In particolare:
a) FORMAZIONE: la carta dell’insegnante è un primo passo, ma è uno strumento ancora inadeguato. La formazione continua e obbligatoria dell’insegnante deve essere sostenuta con risorse diverse in termini quantitativi e qualitativi
b) ALTERNANZA SCUOLA LAVORO: l’incremento delle ore di alternanza per tecnici, professionali e licei è un passo importante. Ma il vero passaggio di valorizzazione dell’ASL si avrà quando aziende/enti/istituzioni etc. entreranno nella scuola. Inoltre, la velocità con cui metodi e tecnologie si sostituiscono nel mondo del lavoro non può essere economicamente sostenuta dai laboratori scolastici. Deve essere il mondo esterno a portare nella scuola queste novità. Imprenditori, operatori, direttori di enti devono entrare nei Comitati Tecnico-Scientifici dei progetti di Alternanza Scuola Lavoro con poteri straordinari, avendo loro in mano la gestione dei progetti stessi.
c) PERSONALE ATA: su questo frangente la riforma è oggettivamente carente. Le scuole devono riorganizzarsi ma nel frattempo devono pur restare aperte e funzionali. In queste condizioni ogni anno l’ordinario svolgimento dell’attività scolastica rischia di essere messo oggettivamente e pragmaticamente in discussione.
d) DIDATTICA: il DDL dà ampia libertà alle scuole per la progettazione della didattica. Ma non dà linee guida che invece sarebbero necessarie. Molti insegnanti si lamentano della eccessiva popolosità delle classi. Questa lettura è in realtà miope e scarsamente lungimirante. Le classi possono anche superare le 40 unità, purché siano costituite per merito e per standard formativi (e non per anzianità anagrafica) e purché si superi il modello della lezione frontale, ormai inadeguato alla vita percettiva, emozionale, comportamentale e cognitiva dei ragazzi.

 

Massimo Baldi, 26.06.2015

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