Il motivo è il futuro Massimo Baldi

Consigliere Regionale

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Fa’afafine. Porterei domani mia figlia a vedere quello spettacolo

Scrivo queste poche righe da dirigente di un partito di sinistra. Da persona che svolge pro tempore una funzione istituzionale. Da cittadino italiano ed europeo. E soprattutto da fortunato – e spaventato – padre di due bellissime bambine. Il dibattito sollevatosi intorno allo spettacolo teatrale Fa’afafine si aggiunge a una lunga e fitta cronaca che talvolta fa venire i brividi, talaltra solo la nausea. Alla cronaca ‘culturale’, che vede al centro le parole d’ordine di chi combatte contro l’educazione alla tolleranza e a una maggiore comprensione della fragilità umana, non riesco infatti a non affiancare la cronaca nera, quella che con tragica frequenza ci racconta di violenze fisiche e psichiche, di gogne pubbliche all’uso antico perpetrate mediante strumenti modernissimi. E che, non di rado, ci racconta di cadaveri di ragazze e ragazzi, veri e propri «suicidati della società», come scriveva Artaud, vittime dell’ignoranza e della crudeltà. A chi sventola lo stendardo dei figli e della genitorialità per opporsi a esperienze come Fa’afafine voglio ricordare, da genitore a genitore, quei cadaveri. E la responsabilità a cui ci richiamano come educatori.

E c’è di più. Gli agenti ultimi di quegli atti di emarginazione e di crudeltà sono a loro volta ragazze e ragazzi, fragili e disorientati, in certi casi, non meno delle vittime. Personalmente, vivo con autentico orrore l’ipotesi che le mie figlie possano divenire vittime di umiliazione e violenza. Ma è solo di poco inferiore l’orrore con cui mi rappresento l’altra ipotesi, ovvero che di quella violenza e di quella crudeltà possano essere instupidite agenti e inconsapevoli  artefici.

Esperienze artistiche e formative che provano a rappresentare la complessità, la delicatezza e la fragilità del rapporto di un adolescente con il proprio corpo, con i propri desideri e con il loro convivere con l’altro sono, a mio avviso, elementi di grande importanza per prevenire le derive a cui accennavo. Capire e vedere, rappresentata in una esperienza concreta, la complessità della sessualità umana, il suo sostrato psichico ed emozionale, e infine il suo incarnarsi, semplicemente, nella viva vita di un individuo vulnerabile, apre la mente e i cuori dei nostri ragazzi, getta un seme di civiltà e di tolleranza che non è affidato all’imposizione di una dottrina, ma a un vissuto intenso e significativo, di quelli che solo le opere d’arte possono sintetizzare e trasmettere.

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