Il motivo è il futuro Massimo Baldi

Consigliere Regionale

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Elogio dello spazzolone. Ovvero una riflessione su politica e social network

imageI social network sono luoghi – appunto – sociali come tutti gli altri. Come ogni luogo sociale hanno alcune regole in comune con gli altri e altre regole (scritte o non scritte) proprie. È anzi luogo con MAGGIORI possibilità di relazione, MAGGIORE spazio di confronto e di collegamento, MAGGIORI canali di diffusione delle conoscenze e della verità. Dissento completamente con chi ne diffida, soprattutto in politica, e con chi li considera luoghi impropri per la discussione, il dibattito e perfino il contrasto. È ovvio poi che, come ogni innovazione tecnologica, anche i Social abbiano il loro risvolto soggiogante. Senza scomodare aerei, radio, telefono, telegrafo etc., pensiamo a un oggetto semplice semplice, quotidianissimo, come lo ‘spazzolone’: sì, proprio quello per passare lo straccio. Oggi può essere considerato un simbolo di sottomissione, di lavoro di serie B; oppure il simbolo, se se ne dà il caso, della disparità uomo/donna eccetera eccetera. Ma questo banalissimo attrezzo è quello che ha fatto sollevare le schiene alle Cinderelle di tutto il mondo, non più schiave (o schiavi) ma lavoratrici (o lavoratori) che sanno maneggiare uno strumento, che hanno una competenza da cui – ben prima di ogni intellettuale acquisizione di una coscienza di classe – prende le mosse la loro emancipazione sociale, culturale, politica. Non più curve/i a subire un destino immodificabile, queste/i lavoratrici/tori sono diventate/i interpreti di una nuova commedia umana. E se alle figlie e ai figli di quelle donne e quegli uomini chine/i sul pavimento il destino non avrebbe riservato null’altro che una vita di genuflessione, la prole di questa nuova generazione di ‘tecnici’ ha visto di fronte a sé lo spazio perfettamente calpestabile e non di rado effettivamente conquistato per una rivincita sociale. Tanto che per me, che sono non figlio ma nipote di una donna che ha vissuto per anni con lo spazzolone in mano (uno spazzolone spesso multitasking, usato per pulire, ma anche per scacciare i gatti e i piccioni dalle fioriere, e qualche volta per intimarmi di non fare sciocchezze o malestri), questa eredità materiale non è, come forse può essere stata per la generazione che mi ha preceduto, motivo di imbarazzo, ma naturale motivo di grande orgoglio.
Ecco, si pensi ai Social, molto più complessi, come a quel modesto, quasi cavernicolo strumento. Con essi l’asse verticale, da sovrano a suddito, della comunicazione e dell’informazione – già in parte messo in discussione da tanti altri apparati e modelli – è andato completamente a gamballaria, consentendo a ognuno di sollevare la schiena dalla condizione di informato passivo per ergersi a quella di informato attivo e qualche volta di informatore. La singola esperienza umana dell’utente dei Social non è più briciola insignificante o al massimo caso specifico del fatto politico con la F maiuscola. Diviene anzi strumento di conferma e disconferma, di legittimazione e delegittimazione del fatto politico o del teorema politico. “Discesi al Pireo”, inizia così la Repubblica di Platone, con Socrate, aristocratico dispensatore di verità, che come prima cosa discende nel luogo dell’opinione pura e netta, nel luogo-simbolo del sapere disinformato, nel campo da gioco in cui il sofista e il relativista sono di casa. Solo così, infatti, la sua Repubblica può trovare vero fondamento, piantando le radici nel luogo in cui non ci sono certezze, in cui tutto è ispirato al principio di convenienza, di relazione e di adeguamento alla realtà contingente. Tutti i politici, oggi, sono chiamati a questo sforzo, che va fatto con grazia, ovviamente, con umiltà e tendenza all’ascolto – ciò che non è sempre facile. Anche chi scrive si lascia spesso ‘scappare la mano’, cedendo a volte all’arroganza, al commento sprezzante, alle piccole canagliate. Ma anche a mia nonna qualche voltaho fatto perdere la pazienza, e due colpetti di spazzolone ben assestati me li ha tirati – è successo non più di una volta o due, e sicuramente me le meritavo.

Massimo Baldi, 10.08.2015

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