Il motivo è il futuro Massimo Baldi

Consigliere Regionale

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Cultura e sapere per lo sviluppo economico

La creatività come fattore intangibile per la ripresa

In Italia le politiche di sostegno alla cultura significano 9 volte su 10 sostegno alla conservazione del patrimonio culturale – e questo, non di rado, con risultati scadenti, come dimostra il caso-Pompei. È innegabile che i beni culturali del nostro paese siano un patrimonio da preservare sia per il loro valore storico, civico ed estetico-simbolico, sia in quanto elementi costitutivi del nostro marketing. Ciononostante, io condivido le idee di Walter Santagata – che ci ha lasciato alcuni mesi fa – stando alle quali l’indice di redditività culturale di un territorio proviene dal rapporto tra produzione e conservazione. Un territorio che non produce cultura più di quanta ne ‘conservi’ rinuncia di fatto alla cultura come fattore strategico per il proprio rilancio socio-economico. Ciò ha un valore particolare per le realtà provinciali come la nostra, lontane dai centri di attrazione e ancora più lontane dai grandi snodi del commercio internazionale. Per noi più che per altri, la produzione di beni e contenuti culturali ha un valore decisivo, strategico e irrinunciabile sul piano dello sviluppo socio-economico. Ecco perché, a mio avviso, le politiche culturali delle nostre istituzioni debbono adottare tre regole auree: (1) porre il marketing del territorio al centro di ogni progetto, superando autoreferenzialità e clientelismi; (2) mettere a disposizione degli operatori culturali e dei produttori di beni e contenuti infrastrutture hard (spazi di esposizione, laboratori etc.) e soprattutto infrastrutture soft (sportelli di consulenza, uffici di agevolazione per l’accesso ai bandi europei, enti bilaterali per la sponsorship e la sussidiarietà pubblico-privato etc.); (3) accogliere definitivamente nel novero della produzione culturale e creativa anche settori canonicamente esclusi come l’eno-gastronomia, il design industriale, il mondo dei microservizi alle imprese etc.

L’obiettivo dev’essere quello di incoraggiare e sostenere lo sviluppo non di un distretto o di una filiera della cultura, ma di un’atmosfera creativa, di un network culturale che divenga terreno fertile anche e soprattutto per il rilancio dell’economia del nostro territorio. «Con la cultura non si mangia», disse un dimenticabile ministro dell’economia qualche anno fa. Se non investiamo nel nostro patrimonio culturale, e ancor di più in ciò che le nostre atmosfere creative possono produrre, rischiamo di dargli ragione.

Massimo Baldi, 31.03.2014

 

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