Il motivo è il futuro Massimo Baldi

Consigliere Regionale

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Appello al voto (soprattutto dei giovani) in forma di lettera a me stesso a 18 anni

Carissimo Massimo,

se oggi fosse il 2 dicembre del 1999 tu avresti compiuto 18 anni da meno di un mese. E – stiamo al gioco – sono quasi sicuro che il 4 dicembre del 1999 (o il 5, visto che il 4 era sabato) al referendum sulla riforma costituzionale tu voterai no. In questa negazione ci sono motivi di cui puoi andare fiero, ma altri molto stupidi. Anche se ancora non lo sai. In primo luogo, diresti “no” perché il “no” ti affascina e ti ammalia, perché ti fa sentire importante al cospetto di te stesso. Diresti no perché Fabrizio De André è morto da nemmeno un anno, e la sua morte l’hai pianta come quella di un padre, e con il tuo “no” credi di onorare e perpetrare la sua memoria. A proposito di padri: diresti “no” perché tuo padre dice “sì”. Ma soprattutto tu dici no perché, a dispetto di tante retoriche, a 18 anni non si guarda al futuro. A 18 anni il futuro non esiste. Il futuro per te è domani, dopodomani al massimo. Forse alcuni tuoi amici sono stati educati e abituati a proiettarsi nel futuro, a progettarselo. Ma tu no. Semmai ti affascina il passato. E anche questa fascinazione ti orienta verso il no.

Ma lascia che ti riveli alcuni segreti. Perché tu stai per vivere attimi per te insignificanti che però, nel corso del tempo, diventeranno importantissimi. E ti trasformeranno in me. Tu sei intrappolato in me, ogni tanto scalci ed emergi, ma non hai più il controllo. Diventerai il fanciullo intrappolato in un uomo che il 4 dicembre vota #Sì, e lo fa con convinzione. Caro, comincio dalle piccole delusioni. Sei pronto? Non diventerai mai un giocatore di basket. V.A. non si innamorerà mai di te, la bacerai un paio di volte e continuerà a farti perdere il capo per un altro anno buono. Non smetterai mai di fumare, se non per un semestre scarso nel 2007. Non avrai mai il fisico slanciato e atletico che desideri, anzi: peggiorerai. Inoltre, hai presente la teoria che avevi preso dalla parte paterna e che i tuoi capelli non sarebebro ingrigiti? Inizieranno a ingrigire prima dei 30 anni, mi dispiace. Andando avanti: hai presente l’emicrania di cui soffri da un paio di mesi e che pensi che ti passerà presto? Ecco: ne soffro ancora, ed è peggiorata. Devo infierire ancora.  Hai presente l’eskimo che hai comprato da poco in San Lorenzo a Firenze per 25.000 lire? Sai in cuor tuo che non è un eskimo innocente e non è dettato dalla povertà. Ma non sai cosa il futuro ha in serbo per te, come punizione per il tuo anticonformismo narcisistico: oggi quel soprabito è diventato di moda. Te lo giuro, lo indossano bancari, manager, giovani studenti di giurisprudenza ed economia (sic!). Mi dispiace. Infine, non sarai mai un corteggiatore disinvolto e spontaneo, resterai il seduttore laborioso e cervellotico che sei oggi. Questo piacerà a poche donne, ma tutte, ognuna a suo modo, bellissime.

Bene ora veniamo alle cose importanti. Poche settimane fa, durante l’occupazione del liceo, il professor Carifi ha tenuto un seminario di poesia e ti ha letto una lirica che si chiama Fuga di morte, scritta da Paul Celan. Ecco: 1) Carifi diventerà il tuo ‘maestro’ per molti anni, ti influenzerà tantissimo, ti porterà a scrivere poesie e a studiare filosofia; 2) alla poesia complessa, enigmatica e sublime di Paul Celan dedicherai 9 anni di lavoro. Lavoro vero, Massimo, non letture spensierate, parlo di ore e ore piegato sulla scrivania, di soggiorni in Germania, di esigue borse di studio. Scoprirai cos’è il lavoro. E cos’è la responsabilità. Avrai scadenze da rispettare, convegni da organizzare, bozze da correggere parola per parola. Dovrai imparare ad aver cura dei dettagli. E un passo alla volta perderai la libertà e il lusso più belli che adesso possiedi: il diritto di distrarti, il diritto alla superficialità. Non rimarranno che cantucci di tempo relegati a piccoli ritagli  domenicali. Tu questo adesso lo disdegni, lo so, credi che il rapporto con la letteratura debba essere puro e libero. Anche per questo il 4 (o il 5) dicembre voterai no. Per dire no al mondo del lavoro, della fatica, del metodo. Ti ci vorrà un po’ per capire, con l’esperienza, che metodo e profondità non sono in conflitto tra loro. Dovrai ricordare qualcosa che hai dimenticato: la gioia di quando da bambino risolvevi un problema e il risultato tornava tondo tondo, senza decimali. Quella piccola gioia è diventata per me, oggi, la sintesi di ogni goia.

Tra meno di un anno ti troverai invitato a cena, all’ultimo minuto, nella casa della ragazza di un tuo amico. Si chiama Viviana, sta con Marco e tu sei lì per caso. Guardala bene. Perché io oggi in quella casa ci vado almeno una volta alla settimana. È la casa dei miei suoceri. Tra 7 anni tu e Viviana vi metterete insieme, tra 9 nascerà Anna Libera, la tua prima figlia, tra 12 anni ti sposerai, tra 15 anni nascerà Agata. E – per farti capire come cambiano le cose – ogni tanto Viviana mi ricorda ancora quanto quella sera le sei rimasto antipatico. Sei stato snob, esibizionista, hai parlato troppo ed emesso troppe sentenze e giudizi. Sei stato troppo negativo, troppo sprezzante. Anche per questo il 4 (o il 5) dicembre voterai no. Mi sono sforzato tanto per smettere di essere così, o perlomeno di apparire così. Ma ogni tanto, dentro la tua trappola, tu scalci ancora, ed emergi. In fondo ti sono affezionato per questo, e a volte ho persino nostalgia di te. Ma sono quando sono solo. Quando sono con gli altri, con gli amici, con Viviana, e soprattutto con le mie, le nostre figlie, sono contento di averti un po’ tradito. Perché se tu avessi vinto, io adesso sarei solo. Anche in questo c’è un po’ della ragione per cui tu il 4 (o il 5) dicembre del 1999 voterai no, mentre io, il 4 dicembre del 2016, voterò sì. Perché, non avertene a male, voglio liberarmi ancora un po’ di te.

Andiamo avanti. Tra un anno e mezzo avrai una breve relazione con una ragazza fantastica. Ma siccome sei un cretino la lascerai tu. E, siccome oltre che un cretino sai anche essere un ragazzo crudele, lo farai per telefono. E perché? Perché avrai perso nuovamente il capo per una ragazza, una mission impossible che nella tua vita non rappresenterà niente, se non per un ricordo che resterà indelebile. Te la faccio breve. Stai passeggiando con lei in un giardino pubblico di una piccola città dell’Appennino. Per te è un giorno come gli altri. Hai appena pranzato e l’hai invitata a prendere un caffè. Vi sedete ai tavolini di un bar. La televisione è accesa. All’improvviso le trasmissioni si interormpono per un’edizione speciale del telegiornale. Un aereo si è schiantato contro una delle torri gemelle di New York.  Dopo qualche minuto un secondo aereo si schianta contro l’altra torre. Passa un po’ di tempo. Poi vedi una scena che non dimenticherai mai, anche perché tutti i media la riprodurranno per anni. Vedi una torre prima, l’altra poi, disfarsi, smettere di essere, afflosciarsi su se stesse. Tu ancora pensi all’America come a un nemico, come all’«impero» da osteggiare. Tu l’America non la vedi in America, la vedi in Kosovo e in Iraq. Anche per questo il 4 (o il 5) dicembre voterai no. Ma da quel giorno, un passo alla volta, inizierai a vederla in modo diverso, l’America intendo, ne scoprirai la fragilità, ti sentirai – non ci credi, vero? – a tuo modo ‘americano’. Un po’ per la paura che quello che è successo lì possa accadere anche qui. Ma fidati, non vergognarti, non c’è solo questo: attraverso quella crepa drammatica, hai iniziato a vedere l’altra faccia dell’«impero», hai visto un luogo di libertà e speranza, una miriade di donne e uomini.

Un’ultima cosa. Tu odi i boy scout. Li sfotti a ogni occasione. Ora ti sorprenderò. Almeno due scout cambieranno la tua vita. Con una, M.P., avrai una relazione di due anni che segnerà profondamente la tua educazione sentimentale. E dopo che ti lascerà, passato qualche mese di conflitti, rimarrà una tua cara e affettuosissima amica. Ma soprattutto dopo quelal perdita capirai molto di te stesso e dei tuoi limiti. E riconoscerai di aver fatto errori che non commetterai (quasi) più. Un altro scout sarà l’uomo che ti farà venir voglia di fare politica attiva. So che non capisci cosa intendo. Tu non fai politica. Tu studi, dibatti, ti arrabbi, ti proclami anarchico individualista stirneriano. Ma fare politica è un’altra cosa. Ora sei solo arrabbiato, e un po’ presuntuoso. Dovrai scoprire la generosità della politica, la voglia di occuparsi anche della bassa cucina, delle mansioni organizzative. E per farlo serve una visione in cui credere e un uomo che, con il tuo aiuto e con quello di altri, può realizzarla. Quest’uomo mentre ti scrivo è Presidente del Consiglio dei Ministri e tu hai il suo numero nella rubrica del tuo cellulare (ah già: la tua resistenza anticonformista durerà poco: nel 2001 acquisterai un cellulare anche tu). È anche contro gli scout che, a tuo modo  e in un certo senso, dici no. Contro la loro “divisa” (e tu la chiami così proprio perché sai che loro vogliono che sia chiamata uniforme), contro il loro metodo, contro la loro esperienza. Ma questi due scout ti faranno cambiare idea.

Avrei da raccontarti tante altre cose. Alcune tristissime. Altre piene di gioia. Ma non è per questo che ti scrivo. Tu non esisti più. E io ti sto usando. Usando per parlare a tanti tuoi coetanei che hanno compiuto 18 anni da poco. E che sono pieni di certezze, che credono nella incrollabilità dei loro simboli e dei loro valori. E che appendono all’asse di quegli stendardi le ragioni del loro no. Non è la fine del mondo, lo so, l’Italia è antica e bellissima, ha superato secoli di occupazioni, decenni di guerra, un ventennio di dittatura, anni di terrorismo, di malapolitica e di criminalità diffusa. E supererebbe anche un battuta d’arresto a un referendum costituzionale. Ma non sopporto che un ragazzo di 18 anni sia prigioniero di se stesso come lo sei tu. Per questo ti ho usato. Per provare a raccontargli che da quello che oggi è si può sprigionare una miriade di possibilità. E che questa domenica sul tavolo da gioco ci sono anche quelle. Vorrei che avesse fiducia, la fiducia che tu non avresti avuto, e che non le buttasse all’ortica.

Tuo,

Massimo

Pubblicato in C’est la politique, Pensamenti, Senza categoria